Un maneggio come reparto
“Risultati strepitosi con i cavalli”

6 Giugno 2022

San Giovanni Battista: migliorato il 92% dei pazienti curati con i cavalli

Un maneggio come reparto

“Barbara, respira! Adesso dobbiamo passare la gamba dall’altra parte, piano, piano”. C’è paura negli occhi verdi di Barbara Pennese, 53 anni, mentre i due fisioterapisti sollevano la gamba sinistra, lentamente, per uscire a farla salire in groppa alla cavalla Luna.
Da quando, nel 2015, ha subito un intervento per un tumore, Barbara ha scoperto di essere affetta da atassia, una condizione che compromette il controllo dei muscoli. Non cammina: è arrivata al maneggio dell’ospedale San Giovanni Battista – centro di riabilitazione dei Cavalieri italiani dell’Ordine di Malta che si occupa di pazienti post-traumatici, affetti da patologie neurologiche ma anche con disturbi a livello muscolare come il Long Covid – in sedia a rotelle.
Luna parte al passo, Barbara inizia a ondeggiare mollemente seguendo i movimenti del cavallo.
Si toglie la mascherina – siamo nel parco di pertinenza della struttura ospedaliera che sorge nel Castello dei Papi della Magliana – scopre un sorriso radioso. Giro dopo giro ritrova forza, sicurezza, equilibrio.Un maneggio come reparto Tanto che una volta scesa a terra, Barbara muove alcuni passi in autonomia, appoggiata a Luna. “Non ci credo nemmeno io – dice – ma succede sempre così. Ho paura di tutto, ma sul cavallo è diverso, torno a sentirmi libera, come ero prima. Ritrovo me stessa”.
La storia di Barbara non è un miracolo contemporaneo. I risultati che riesce ad ottenere ogni settimana dalle sessioni di terapia assistita con animali (TAA) presso l’ospedale – l’unico a Roma con un maneggio, con 3 cavalli e 2 pony – sono solo la conferma di come l’impiego degli equini porti risultati sempre più incoraggianti in ambito psico-neuro motorio.
Il progetto di questa particolare fisioterapia riabilitativa è partito nel 2016: nel 2021 al San Giovanni Battista sono stati effettuati circa 815 interventi con finalità terapeutica e il 92% dai pazienti trattati ha raggiunto gli obiettivi riabilitativi proposti.
“Io stessa ero scettica quando ho cominciato a lavorare qui – spiega la dottoressa Barbara Morandini – ho dovuto vedere con i miei occhi cosa riescono a fare i pazienti con l’aiuto dei cavalli, i risultati sono strepitosi”. Da una parte, il contesto deospedalizzato aiuta a trovare la motivazione. “Ma la parte più importante – spiega il medico – è l’inversione dei ruoli. Da ‘accaduti’ i pazienti si trovano a dover accudire qualcuno”. Cavalli, in questo caso. “Non avrei mai creduto che fossero capaci di tanta empatia, si accorgono di tutto”, aggiunge Massimo Coradini, 63 anni. Lui è un ex paziente. Nel 2021 il Covid lo ha costretto in terapia intensiva per 43 giorni. “Una volta guarito non riuscivo più a muovermi, ma qua ho trovato la vita – spiega – mentre si avvicina a Luna (che lo riconosce e gli si struscia addosso) -. È qualcosa di inspiegabile una sorta di osmosi. È come se il cavallo sia in grado di passarti la sua forza. Per me è un miracolo”.

Arianna Di Cori, La Repubblica – foto di Angelo Franceschi

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