Diabete e fragilità ossea: all’Ordine di Malta un percorso dedicato per prevenire le fratture

29 Maggio 2026

Il Dott. Paolo Zuppi è medico chirurgo, specialista in Endocrinologia e Medicina interna. Ha maturato una lunga esperienza ospedaliera in importanti strutture a Roma, tra cui l’Ospedale San Giovanni, il G.B. Grassi di Ostia e il San Camillo-Forlanini, dove è stato dirigente medico endocrinologo e direttore della struttura dipartimentale di Endocrinologia. Attualmente è responsabile del progetto di Endocrinologia e Osteoporosi dell’Ospedale San Giovanni Battista dell’Ordine di Malta.

Lo abbiamo intervistato per capire meglio il ruolo del nuovo Centro per l’osteoporosi, le opportunità per i pazienti diabetici e il valore delle tecnologie diagnostiche oggi disponibili per valutare in modo più completo la salute dell’osso.

Dottore, qual è la correlazione tra diabete e osteoporosi?

Il diabete, oltre alle numerose complicanze cardiovascolari, renali, oculari e neurologiche, può aumentare anche la fragilità scheletrica e il rischio di fratture. Questo rischio riguarda in particolare alcune sedi, come il femore, e può essere presente anche quando la densità minerale ossea non appare particolarmente ridotta. È un aspetto importante, perché nel paziente diabetico la qualità dell’osso può essere compromessa anche in presenza di valori densitometrici non francamente patologici.

Il rischio di frattura varia tra diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2 ed è influenzato da diversi fattori: età, durata della malattia, presenza di complicanze, terapie in corso, rischio di caduta e storia clinica del paziente. In alcuni gruppi, il rischio può risultare significativamente aumentato rispetto alla popolazione non diabetica.

Quante sono le persone affette da diabete in Italia?

Il diabete riguarda una popolazione molto ampia. Secondo il documento degli Stati Generali sul Diabete 2024, in Italia vivono circa 4 milioni di persone con diabete diagnosticato. A queste si aggiunge una quota rilevante di persone che si stima abbiano la malattia senza saperlo, circa un altro milione. Sono numeri che aiutano a comprendere quanto sia importante affrontare il diabete non solo come alterazione della glicemia, ma come patologia complessa, che richiede una presa in carico ampia e multidisciplinare.

Qual è l’obiettivo del nuovo Centro per l’osteoporosi?

L’obiettivo è offrire un punto di riferimento specialistico per lo studio e la gestione della fragilità ossea nel paziente diabetico. È un lavoro particolarmente importante se si considera che le strutture dell’Ordine di Malta in Italia seguono ogni anno circa 50.000 pazienti con diabete, rappresentando una rete clinica fra le più rilevanti in questo ambito.

Il Centro ha sede presso l’Ospedale San Giovanni Battista di Roma e dispone di una strumentazione avanzata, che consente di valutare in modo più approfondito la condizione dell’osso nei pazienti con diabete. In pratica, significa mettere a disposizione dei pazienti diabetici seguiti dall’Ordine di Malta, indipendentemente dalla città in cui si trovano, competenze specialistiche dedicate e un percorso diagnostico più mirato. Il Centro vuole essere parte attiva di una rete che coinvolga i medici del territorio, gli specialisti, i professionisti sanitari e il personale dedicato, per seguire il paziente con continuità, prossimità e strumenti clinici avanzati.

Dal punto di vista del paziente, qual è il vantaggio concreto di questo Centro?

Il vantaggio principale è l’inserimento in un percorso di cura dedicato a un problema spesso sottovalutato, ma potenzialmente molto invalidante. I pazienti diabetici si fratturano più frequentemente rispetto alla popolazione generale. Una frattura può determinare un netto peggioramento della qualità della vita e, in alcuni casi, anche una riduzione dell’aspettativa di vita. La frattura del femore, in particolare, rappresenta un evento traumatico molto rilevante, non solo per il paziente ma anche per i familiari. Per questo è importante intervenire il prima possibile, in un’ottica di prevenzione.

Il paziente non esegue semplicemente un esame, ma entra in un percorso che può integrare valutazione clinica, densitometria ossea, studio della qualità dell’osso, ricerca di eventuali fratture vertebrali, stima del rischio di caduta e indicazione terapeutica personalizzata. In questa prospettiva, l’informazione rivolta sia ai pazienti sia agli operatori sanitari diventa fondamentale.

L’osteoporosi riguarda soprattutto le donne?

Le donne in post-menopausa sono certamente una categoria particolarmente esposta. Tuttavia, oggi sappiamo che l’osteoporosi riguarda anche gli uomini e può interessare diverse fasce d’età. Esistono patologie dell’osso che possono presentarsi anche in età meno avanzata. Nei pazienti diabetici, in particolare, la valutazione della salute ossea assume un’importanza ancora maggiore proprio perché il rischio fratturativo può essere influenzato da diversi fattori metabolici e clinici.

Quali terapie offre oggi la medicina a questi pazienti?

La gestione dell’osteoporosi nel diabete è complessa e richiede interventi diversi. Occorre informare i pazienti sul rischio, promuovere una corretta educazione sanitaria, favorire buone abitudini di vita, ridurre il rischio di caduta, correggere eventuali carenze, aggiornare i colleghi e, quando indicato, utilizzare terapie specifiche per l’osteoporosi. Il punto centrale è scegliere il trattamento giusto per il paziente giusto. Questo significa considerare età, durata del diabete, complicanze presenti, terapie in corso, storia di fratture, rischio di caduta e condizioni generali. È un percorso complesso, che il Centro sta sviluppando con l’obiettivo di ottenere risultati sempre migliori per i pazienti.

Il Centro dispone anche di una nuova MOC. Che cosa cambia rispetto agli esami tradizionali?

Il Centro per l’osteoporosi si è dotato di una MOC che consente anche il calcolo del TBS, cioè il Trabecular Bone Score. La MOC tradizionale fornisce soprattutto un dato quantitativo: la densità minerale ossea. Il TBS aggiunge invece un’informazione indiretta sulla qualità della microarchitettura trabecolare, cioè su un aspetto della struttura interna dell’osso che contribuisce alla sua resistenza. Questo parametro è particolarmente utile nei pazienti diabetici, nei quali la densità minerale ossea da sola può non descrivere completamente il rischio di frattura. Il TBS non sostituisce la MOC tradizionale, ma la integra, offrendo al medico un’informazione in più per valutare meglio il rischio di frattura.

C’è anche un altro parametro importante, il VFA. Di che cosa si tratta?

Il VFA, cioè Vertebral Fracture Assessment, permette di individuare, durante lo stesso esame MOC, l’eventuale presenza di fratture vertebrali, crolli o riduzioni volumetriche delle vertebre. È un’informazione molto importante, perché la presenza di una frattura vertebrale può modificare la valutazione del rischio e orientare la scelta della terapia più appropriata. Il vantaggio è che questa informazione può essere ottenuta nello stesso contesto diagnostico, con un’esposizione radiologica contenuta, evitando ulteriori esami quando non necessari.

Come può un paziente diabetico accedere a questo nuovo Centro?

Il paziente può accedere attraverso gli ambulatori e i centri diabetologici dell’Ordine di Malta in Italia. L’endocrinologo o il diabetologo del centro territoriale viene aggiornato sulle novità relative all’osteoporosi nel diabete e può indirizzare il paziente verso l’approfondimento diagnostico più appropriato. Può inoltre attivare direttamente la prenotazione dell’esame presso il Centro. È stato costruito un canale diretto con i centri diabetologici, proprio per rendere più semplice, rapido e appropriato l’accesso alla valutazione specialistica.

Un paziente può rivolgersi direttamente anche a lei?

Sì. Presso l’Ospedale San Giovanni Battista è attivo un ambulatorio endocrinologico dedicato all’osteoporosi. Il paziente che sa già di avere un problema di osteoporosi, oppure che desidera effettuare una valutazione specialistica della propria salute ossea, può prenotare una visita dedicata chiamando il CUP del San Giovanni Battista. L’ambulatorio endocrinologico per l’osteoporosi è attivo il venerdì mattina.

Quali sono le modalità di accesso?

I pazienti possono accedere al Centro attraverso:

  • gli ambulatori e i centri diabetologici dell’Ordine di Malta presenti sul territorio nazionale;
  • l’invio da parte dell’endocrinologo o diabetologo di riferimento;
  • la prenotazione di una visita endocrinologica dedicata all’osteoporosi tramite il CUP dell’Ospedale San Giovanni Battista;
  • l’ambulatorio specialistico attivo il venerdì mattina.

Il Centro ha sede presso l’Ospedale San Giovanni Battista dell’Ordine di Malta, a Roma.

Il Centro avrà anche una funzione di aggiornamento per gli operatori sanitari?

Una delle iniziative già avviate riguarda la realizzazione di brevi pillole di aggiornamento per gli operatori sanitari. Per il momento sono rivolte ai medici, ma l’obiettivo è svilupparne anche per infermieri e pazienti, naturalmente con un linguaggio semplice, chiaro ed efficace. Le giornate dei medici sono sempre più intense e spesso non c’è tempo sufficiente da dedicare alla formazione. Con queste pillole vogliamo raggiungerli senza appesantirli, offrendo strumenti rapidi ma utili per riconoscere meglio il problema e orientare correttamente i pazienti.

Questo modello potrebbe essere applicato anche ad altre specialità?

Oggi sappiamo che il diabete è una patologia complessa e che l’approccio deve essere altrettanto strutturato. Il paziente diabetico ha bisogno di una presa in carico integrata, capace di coinvolgere e coordinare l’intervento di diversi specialisti: endocrinologo, diabetologo, cardiologo, nefrologo, oculista, ortopedico, fisiatra, infermiere e altri professionisti sanitari. Il modello che stiamo costruendo per l’osteoporosi, insieme alla Direzione Generale e alla Direzione Sanitaria dell’Ospedale San Giovanni Battista, può diventare un riferimento anche per altre aree specialistiche. L’obiettivo è sviluppare percorsi dedicati, capaci di intercettare precocemente le complicanze, migliorare la qualità della presa in carico e offrire ai pazienti risposte sempre più personalizzate.

 

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